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L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy
 
 
Cronologia degli eventi
 
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Il corteo

e

gli spari

 

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Alle 11.40 del 22 novembre 1963 l’Air Force One del Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, atterrò all’aeroporto Love Field di Dallas.

Il viaggio di Kennedy in Texas era motivato, oltre che dal desiderio di una visita ufficiale in uno stato elettoralmente non amico, dalla necessità di risolvere qualche controversia all’interno del Partito Democratico texano, in vista delle elezioni dell’anno successivo. 

Il Presidente era accompagnato da sua moglie Jackie e da una comitiva di cui facevano parte, tra gli altri, il Governatore del Texas John Connally e il senatore Ralph W. Yarborough.

Il Vicepresidente Johnson era atterrato 5 minuti prima con l’Air Force Two.

Dopo il benvenuto di un comitato di accoglienza, e dopo esserci concessi alle strette di mano di una folla di spettatori entusiasti, John Kennedy e la First Lady presero posto nella limousine presidenziale, per il programmato corteo attraverso il centro di Dallas. Erano stati calcolati 45 minuti per coprire i circa 16 Km di distanza dal Trade Mart, dove il Presidente e il suo seguito erano attesi per il pranzo.

La colonna, composta da 15 auto e 3 autobus, lasciò l’aeroporto Love Field poco dopo le 11.50.

Alla testa del corteo di veicoli c’era un’auto della polizia di Dallas, guidata dal capo del dipartimento Jesse Curry, ed occupata, inoltre, dagli agenti Sorrels e Lawson del Servizio Segreto, e dallo sceriffo della Contea di Dallas, J. E. Decker. La seconda auto era la limousine presidenziale, guidata dall’agente speciale del SS William Greer con al suo fianco il collega Roy Kellerman. Oltre a John Kennedy e Jacqueline, vi prendevano posto il governatore del Texas John Connally e sua moglie Nelly. La Lincoln del Presidente era tallonata dall’auto della scorta, dopo la quale seguivano quella del Vicepresidente e un’altra auto di agenti del Servizio Segreto. Il resto del corteo comprendeva, nell’ordine, altre 5 auto per le autorità, 3 per i fotografi della stampa, 2 per le comunicazioni, 1 pullman per i membri dello staff della Casa Bianca, 2 pullman per i giornalisti, ed infine un’ultima auto occupata dall’ammiraglio George Burkley, medico del Presidente, e da alcuni altri rappresentanti locali e nazionali.

Viaggiando a una velocità di 40-50 Km orari, il corteo attraversò un’area scarsamente popolata della periferia di Dallas, dove, su istruzione del Presidente, la limousine si fermò due volte. La prima volta per soddisfare la richiesta di una stretta di mano, e la seconda per parlare ad una suora e a un gruppo di bambini.

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Man mano che il corteo si avvicinava al centro città la folla aumentava sempre di più, riservando a John Kennedy una straordinaria, e forse inaspettata, accoglienza. Il gran numero di persone obbligò l’agente Clinton Hill, in diverse occasioni, a lasciare l’auto di scorta e a viaggiare sul retro della limousine, mentre l’agente Bannet cercava di tenere la folla a una certa distanza dall’auto del Presidente.

Secondo i piani, il corteo procedette in centro su Main Street fino all’intersezione con Houston Street. Svoltando a destra da Main su Houston la carovana di veicoli entrò nella Dealey Plaza, dirigendosi verso il Texas School Book Depository, un vecchio edificio all’angolo nord-ovest dell’incrocio tra Houston Street ed Elm Street. Ancora qualche centinaio di metri e il corteo avrebbe superato un triplice sottopassaggio ferroviario, oltre il quale, uscito dalla Dealey Plaza e dal centro cittadino, sarebbe giunto in breve tempo al Trade Mart.

Ma qualche secondo dopo la svolta su Elm Street si ode il primo di una serie di spari. La tragedia si consuma in pochi istanti, e la limousine, tra l’incredulità generale, accelera verso il Parkland Hospital. JFK è stato colpito anche alla testa, e le sue condizioni appaiono subito disperate. Alle 13 circa, all’America e al mondo sarà data la triste notizia della sua morte.

 

 

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La cattura del presunto assassino

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Quando iniziò la sparatoria, durata pochi secondi, l'orologio della Hertz sul tetto del Texas School Book Depository (TSBD) segnava le 12.30. Alcuni testimoni oculari avevano visto un fucile ad una finestra di un piano alto di quello stesso edificio, ed almeno uno di loro segnalò il fatto alle forze dell'ordine immediatamente dopo la fine degli spari. Ma l'attenzione di quasi tutti i presenti nella Dealey Plaza si concentrò inizialmente sul poggio erboso, una collinetta situata ad ovest del Book Depository, verso la quale, subito dopo gli spari, si diressero decine di persone alla ricerca di colui che aveva esploso i colpi. Contemporaneamente, un solo poliziotto, insospettito dal volo dei piccioni dal tetto del deposito, con la pistola in pugno faceva irruzione nell'edificio, pensando che fosse quella la fonte degli spari.

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Eppure  trascorsero 40 minuti dalla fine della sparatoria prima che, esattamente alle 13.10, fossero scoperti tre bossoli dietro la finestra dell'angolo sud-est del sesto piano del Texas Building. In seguito, alle 13.22, sempre al sesto piano, ma ben nascosto sotto delle scatole di libri, fu ritrovato un fucile Mannlicher-Carcano, di fabbricazione italiana. Il grave ritardo nel circondare l'edificio, bloccarne immediatamente gli accessi e perquisirlo, fu forse il primo di una lunga serie di comportamenti anomali che alimentarono cupi sospetti sull'intera vicenda, e che macchiarono indelebilmente la storia della polizia di Dallas.

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Comunque, più o meno alla stessa ora in cui furono rinvenuti i tre bossoli, un poliziotto, J. D. Tippit,  veniva ucciso, con quattro colpi di pistola, a Oak Cliff, un sobborgo di Dallas. Alle 13.50, all'interno del Texas Theatre, che si trovava a non molta distanza dal luogo del delitto, fu arrestato un giovane di 24 anni il cui nome era Lee Harvey Oswald.

Nella serata di quello stesso giorno, dopo essere stato sottoposto ad alcuni discutibili confronti all'americana, Lee Oswald fu accusato dell'omicidio dell'agente Tippit. All'una di notte del giorno successivo, 23 novembre,  fu ufficialmente accusato anche dell'assassinio del Presidente John Kennedy.

 
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L'assassinio del

presunto assassino 

 

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La mattina del 24 novembre, dopo due giorni di interrogatori non verbalizzati né registrati, Oswald fu condotto, ammanettato a due poliziotti, nei seminterrati della centrale di polizia per essere caricato sull'auto che lo avrebbe trasportato al carcere della contea di Dallas. In presenza di decine di poliziotti il cui compito era quello di salvaguardare l'incolumità del prigioniero, e in diretta televisiva, Lee Harvey Oswald fu ucciso, con un solo colpo di pistola, da un losco personaggio legato alla malavita, di nome Jack Ruby.

Questo grave episodio, oltre a sconvolgere ulteriormente il popolo americano, giustificò il sospetto che Lee Oswald fosse stato eliminato al solo scopo di zittirlo per sempre.

Il gesto omicida di Ruby, sommato alla necessità di mettere a tacere altre scomode dicerie sull'assassinio di Kennedy, convinse il presidente Lyndon Johnson a costituire una commissione d'inchiesta che unificasse in un solo organismo le indagini sui tragici eventi di Dallas.

 

Giuseppe Sabatino

 

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