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L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy
 
 
Le omissioni dell' HSCA
 
Il Committee e le testimonianze sulla ferita alla testa di JFK

 

I diversi testimoni del Parkland Hospital descrissero, unanimemente, una ferita nella parte posteriore destra del cranio di JFK. I dottori Clark, Perry, McClelland, Carrico, Jones, Aiken, Peters, Baxter, Jenkins, Grossman ed altri, videro una larga ferita che iniziava nella zona occipitale destra, e si estendeva nella regione parietale. Le caratteristiche di quella ferita erano incompatibili con un proiettile entrato nella testa da dietro, e presumibilmente uscito dal davanti, come risulterebbe dall’ipotetico ultimo sparo di Oswald. Le foto dell’autopsia, però, contraddicono le deposizioni di tutti i medici appena citati, mostrando una ferita anterolaterale nella parte destra della fronte. L’evidente incoerenza tra le foto ufficiali e le osservazioni di tutto il personale medico, ha sollevato la questione di una possibile, se non probabile, manomissione del materiale fotografico.

A proposito di questo dilemma, l’House Select Committee on Assassinations scrive: “Molti critici contestano le prove mediche sostenute dalla Commissione Warren, affermando che difficilmente tutti i medici del Parkland potevano essere così coerentemente in errore sulla natura della ferita. Ma è molto probabile che i medici di Dallas si stessero sbagliando, viste le dichiarazioni di 26 persone presenti all’autopsia, secondo cui la ferita si trovava più o meno dove la si vede nelle fotografie” (HSCA, Vol. 7, p. 37-39). Questa asserzione del rapporto dell’HSCA è supportata dal riferimento a “Colloqui dello staff con persone presenti all’autopsia”.

Documenti resi pubblici recentemente rivelano che l’HSCA riporta scorrettamente le dichiarazioni rilasciate, ai suoi stessi investigatori, da quasi tutti i testimoni del Bethesda. Infatti, diversamente da ciò che scrive il Committee, i testimoni presenti all’autopsia confermarono le osservazioni dei medici del Parkland Hospital, riguardo alla posizione della ferita alla testa,. I testimoni del Bethesda non solo descrissero una ferita posteriore, ma alcuni di essi disegnarono dei diagrammi che, in modo inequivocabile, mostravano una ferita nella parte posteriore, o posteriore destra della testa.

Rappresentando falsamente i loro stessi dati, gli autori del rapporto reprimono anche la controversia riguardante le foto dell’autopsia, che contrariamente alle osservazioni dei testimoni del Parkland, e ora pure del Bethesda, non mostrano alcuna larga ferita laddove tutti la videro. Inoltre l’HSCA pensò bene di negare per 50 anni il pubblico accesso alle dichiarazioni e ai disegni dei testimoni del Bethesda. E certamente quei documenti non avrebbero messo a repentaglio la sicurezza nazionale.

 

Vediamo cosa dissero realmente alcuni testimoni del Bethesda:

 

James Curtis Jenkins, un tecnico di laboratorio che lavorò con il team dell’autopsia su JFK, interrogato da Jim Kelly ed Andy Purdy, disse di aver visto una ferita che “ dalla regione temporale  si estendeva a quella occipitale” (HSCA interview with Curtis Jenkins, Jim Kelly and Andy Purdy, 8-29-77. JFK Collection, RG 233, rec. #002193, p.4). Jenkins preparò un diagramma che conferma la sua descrizione verbale di una ferita nella parte posteriore destra del cranio.

 

Tom Robinson, l’impresario di pompe funebri che preparò la salma di Kennedy prima che fosse chiusa nella bara, fu interrogato il 12 dicembre 1977 da Andy Purdy e Jim Conzelman. Disse che “la ferita si trovava nella parte posteriore della testa, più o meno al centro” (HSCA rec. #180-10089-10178, agency file #000661, p. 3). Robinson preparò un diagramma, firmato anche da Purdy e Conzelman, che descriveva una ferita nella parte posteriore bassa del cranio (HSCA doc. #180-10089-10179, agency file #000662).

 

Jan Gail Rudnicki, assistente di laboratorio del Dr. Boswell durante l’autopsia, fu interrogato da Mark Flanagan il 2 maggio del 1978. Rudnicki disse che “il quadrante posteriore-destro della testa non c’era più” (HSCA rec. #180-10105-10397, agency file #014461, p. 2).

 

John Ebersole, il radiologo presente all’autopsia, durante la sua testimonianza all’HSCA dichiarò: “La parte posteriore della testa era scomparsa….” (HSCA interview with Ebersole, 3/11/78, p. 3). Quando gli mostrarono le foto dell’autopsia con il retro del cranio intatto, Ebersole commentò: “Diversamente da quello che vedo nelle foto, io ricordo una larga ferita occipitale. Sono passati 15 anni, ma se non avessi visto le foto avrei collocato la ferita più indietro” (HSCA interview with Ebersole, 3-11-78, p. 62). Ebersole, inoltre, disse che circa alle ore 00.30 del 23 novembre, arrivò da Dallas un grosso frammento di osso occipitale. Questo fatto di per se conferma che la ferita non poteva che essere posteriore. L’osso occipitale, infatti, si trova alla base della parte posteriore del cranio.

 

Chester Boyers, ufficiale capo del reparto di patologia del Bethesda nel novembre 1963, ebbe una conversazione telefonica con Mark Flanagan. Quest’ultimo riportò che Boyers ricordava una ferita nella parte posteriore della testa, alla destra dell’osso occipitale…… (HSCA Telephone contact-Mark Flanagan, 4-25-78, rec. #13614, p. 2).

 

Il tecnico di radiologia Edward Reed, che fece le radiografie del cranio di JFK durante l’autopsia, disse che “la vasta ferita alla testa era localizzata nell’emisfero destro, nella regione occipitale”. (JFK Records, file 014463, record 1801010510399).

 

L’interpretazione che l’HSCA ha dato delle deposizioni rese dai testimoni del Bethesda Hospital è così distante da ciò che essi realmente dissero, da suggerire il perché l’HSCA desiderava che certi documenti non fossero disponibili per 50 anni. Concludere che i medici del Parkland e quelli del Bethesda avevano miracolosamente fatto tutti lo stesso errore, sarebbe stata una posizione decisamente insostenibile.

 

Giuseppe Sabatino

           

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