| I Vostri commenti via e-mail e forum |
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In questa pagina desidero dare spazio a tutte quelle Vostre riflessioni che ritengo illuminanti al fine di un contributo alla corretta informazione sui fatti, e che considero imperdibili per il contenuto obiettivamente razionale che non potrà non stimolare i lettori ad un giudizio il più possibile imparziale su quelle che furono, a mio avviso, le imbarazzanti conclusioni della Commissione Warren e dell'HSCA. |
E - M A I L |
| Gent.mo Sig. Sabatino,
sto leggendo con vivo interesse gli articoli pubblicati sul Suo sito e non posso che farLe i miei più sentiti complimenti, per il coraggio nell'opporsi alla marea montante della "lone gunman theory" e per il rigoroso buonsenso e la nitida chiarezza dei Suoi argomenti. Per parte mia, mi sono interessato solo superficialmente della vicenda: anni fa acquistai una copia del libro di Verdegiglio e ho rivisto molte volte, su DVD, il film di Stone, superbamente girato e interpretato. Vorrei qui sottoporre alla Sua attenzione alcune osservazioni molto generali e preliminari, che prendono spunto dal tomo di Verdegiglio. In primo luogo, la tendenza a parlare di "complotto", "congiura" o "cospirazione" a proposito delle opinioni di coloro che non condividono le conclusioni della Commissione Warren. Queste "abitudini linguistiche" non sono affatto neutrali, perché le menzionate parole portano ormai con sé screditanti associazioni d'idee, che inducono a pensare a ipotesi bislacche. In realtà, la tesi contraria a quella del "folle solitario" è una tesi, se si vuole, assai banale e risponde all'osservazione elementare per la quale in numerosi casi la responsabilità dell'omicidio non incombe solamente ad un esecutore materiale, ma ad una pluralità di esecutori materiali, ai quali si aggiungono i cosiddetti "concorrenti morali", per usare il gergo del diritto penale italiano, i quali hanno concepito/ideato il delitto e inducono poi altri a commetterlo materialmente, talora avvalendosi all'uopo di mandanti intermedi, anche loro "concorrenti morali" come i mandanti ultimi. E' perciò profondamente fuorviante Verdegiglio quando, avvalendosi anche del pletorico apparato di citazioni che gonfia a dismisura il suo libro, insinua apertamente l'idea che il pensare, nel caso dell'omicidio di Kennedy, ad un delitto del quale siano corresponsabili più persone sia il frutto non dell'applicazione di una massima di esperienza (che ci dice che in molti casi la responsabilità di un omicidio fa capo ad una pluralità di persone), ma di atteggiamenti paranoidi, di un "orrore del caso", della tendenza a ritrovare un disegno anche laddove non vi è che una "pazzesca sequela di coincidenze", ecc. Riflettiamo un attimo: esiste senz'altro il "folle solitario", da Ravaillac in poi, ma esistono anche numerosissimi casi in cui uomini di potere sono stati uccisi in seguito a "congiure", e cioè in seguito ad un'azione concertata tra esecutore o esecutori materiali e mandanti o "concorrenti morali". Qualcuno, forse, potrebbe dubitare che il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, il Prefetto di Palermo Dalla Chiesa, il Segretario regionale siciliano del PCI La Torre, per stare all'esperienza italiana e per addurre solo alcuni delle migliaia di esempi che si potrebbero portare, sono stati uccisi non da "folli solitari", ma in seguito ad una "congiura" o "cospirazione" o, per usare termini meno suggestivi ed insinuanti e più terra terra, da esecutori materiali che hanno agito su input fornito da "concorrenti morali" (la "Cupola" mafiosa) nell'atto omicidiario? L'uccisione di Giuliano de' Medici e la tentata uccisione del fratello Lorenzo fu dovuta ad un "folle solitario" o non piuttosto alla "congiura" dei Pazzi? Verdegiglio potrebbe risparmiarsi, dunque, tutta la tirata sulla tendenza della mente umana a ravvisare disegni anche laddove non ce ne sono: se dobbiamo ragionare sulla base dell'"id quod plerumque accidit", appare pienamente ragionevole avanzare che, anche nel caso di JFK, vi siano più corresponsabili dell'omicidio, e cioè più esecutori materiali e, inoltre, concorrenti morali, ed è del tutto scorretto qualificare chi formula questa ipotesi banale come un "maniaco del complotto". Non tanto scorretto, quanto ridicolo appare poi il tono ispirato con il quale Verdegiglio afferma di aver scoperto, dopo la sua lunga e pluridecennale indagine sull'uccisione di JFK, che "il Caso esiste". Certo, "il Caso" è il dio di Diego Verdegiglio: ma v'è da dubitare che il far sì che il Presidente degli Stati Uniti d'America divenga il bersaglio di un comodo tiro a segno sia addebitabile al dio "Caso" e non piuttosto, e quantomeno, ad una negligenza in chi aveva il dovere di proteggere l'incolumità del potente. Un'altra osservazione, molto gettonata: si dice spesso che, se vi fosse stata "congiura" o "cospirazione", la cosa sarebbe dovuta venir fuori e qualcuno dei partecipanti ne avrebbe parlato. L'apparente verosimiglianza di quest'affermazione è fasulla. Ci sono numerosissimi casi nei quali non vengono mai a galla i retroscena di un delitto, se gl'inquirenti non vi arrivano in virtù delle proprie indagini. Si pensi all'uccisione del giornalista Carmine "Mino" Pecorelli: senza dubbio non fu l'opera di un "folle solitario", ma vi fu un concerto tra più esecutori materiali e concorrenti morali interessati a far tacere il giornalista, ma nessuno dei "diretti interessati" ha mai rivelato alcunché al riguardo e le dichiarazioni sulle quali si è fondato il processo a Badalamenti, Andreotti, Vitalone, ecc., sono state fatte da persone che parlavano per "sentito dire", come Buscetta, Mancini, ecc., e non per essere tra le persone che si occuparono direttamente della vicenda, nessuna delle quali ha mai parlato. Con il mio vivissimo apprezzamento, non posso che incoraggiarla a proseguire nella sua opera di chiarificazione e di ricerca. Cordiali saluti. Stefano |
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Nik 59 sul reperto CE399 (magic bullet) _________________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=8&t_id=1&page=2 Mi inserisco nella discussione perchè la questione del reperto CE399 è fondamentale per chiunque ricerchi la verità nel caso JFK. ……………………………………………………....................................... http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=6&t_id=6&page=1 La pallottola 399 è densa di misteri, al punto che non si può scartare a priori l’ipotesi apparentemente fantasiosa di un proiettile infilato sulla barella di proposito, allo scopo, forse maldestro, di collegare il fucile di Oswald alla sparatoria. Oppure di una sostituzione postuma, come penso io, effettuata dall’FBI con lo stesso scopo. ................................................................................... http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=6&t_id=6&page=1 Sempre sulla sequenza dei colpi, la testimonianza più interessante e forse rivelatrice fu quella della moglie di Connaly. Una descrizione poco indagata dai ricercatori di entrambi gli orientamenti, forse perché scomoda alle teorie più diffuse. Ad interrogarla il solito Specter, di sicuro il più sveglio fra lo staff della commissione, tanto sveglio da capire subito che non era il caso di approfondire i dettagli riferiti dalla signora. Nik59 su Harold Norman ____________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=8&t_id=1&page=2 .......... vorrei intervenire ancora, questa volta per approfondire una precedente osservazione del “Presidente”, di cui apprezzo comunque la compostezza e linearità delle analisi. Nik59 su Lee Harvey Oswald ____________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=16&t_id=1 Questa conferenza stampa ha lasciato molte perplessità anche a me, specie per quel frangente in cui un giornalista chiede a Oswald se è stato lui ad uccidere il Presidente. Ebbene Oswald risponde in quel modo sconcertante che conosciamo, e cioè affermando che a lui questa accusa non era stata ancora mossa e di averne sentito parlare soltanto dai giornalisti. Nik59 su Arnold Rowland __________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=21&t_id=1&page=3 Ringrazio Giuseppe per la preziosa informazione, nientemeno che ricavata da un documento della commissione Warren (CD 789). Nik59 su Jack Ruby ____________________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=19&t_id=7 Ottima cosa aver inserito nel sito il capitolo Ruby. Serve a ricordare a tutti, specie ai sostenitori della Warren, che l’amata tesi del folle solitario (uno solo) andrebbe più correttamente chiamata “tesi dei due folli solitari”. Un solo pazzo – Oswald – non basta a scongiurare la tesi del complotto, occorre per forza di cose attribuire anche a Ruby l’insanità mentale, altrimenti la costruzione fatalista ricamata dalla Warren e dai suoi seguaci va a rotoli. |
Sergio su Roger Craig ______________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=8&t_id=1&page=1 Il profilo di Roger Craig pubblicato sul sito johnkennedy.it riprende integralmente le conclusioni di McAdams. In larghissima parte si tratta anzi di una traduzione pura e semplice dell'originale inglese di McAdams, inclusa la tabella nella quale si evidenziano le presunte contraddizioni nel racconto di Craig e le "diverse versioni" da lui fornite nel corso degli anni, nell'evidente intento di screditarlo e presentarlo come un testimone inattendibile. La scheda di Craig si conclude con una palese citazione di Magen Knuth (anch'essa presente sul sito di McAdams), che Verdegiglio e Co. hanno cercato di infiorettare con alcune considerazioni "originali": "Roger Craig fu un uomo sfortunato e forse è vero che fu ucciso per via dell'omicidio Kennedy. Ma non come pensano i cospiratori: dopo l'assassinio iniziò a denunciare la polizia come complice nell'omicidio del presidente, ebbe anche un certo successo, ma poi fu cacciato (comprensibilmente) dal lavoro, ebbe un grave incidente, rimase solo e menomato fisicamente, e alla fine decise di togliersi la vita. Massimo rispetto per la vicenda tragica di un uomo, ma le prove sono putroppo chiare sull'inattendibilità di certe sue "rivelazioni". Le argomentazioni utilizzate per screditare Craig sono illuminanti per capire fino a che punto può arrivare la malafede dei colpevolisti. Tralasciando il fatto che Craig si era guadagnato il titolo di "Officer of the Year" nel 1960 ed aveva ottenuto quattro promozioni in pochi anni (non si capisce quindi perché mai un poliziotto modello che crede nelle istituzioni dovrebbe iniziare, da un momento all'altro, a sospettare della buona fede dei suoi colleghi e del governo inventandosi di sana pianta un complotto, se non avesse avuto buoni motivi per farlo dopo il 22 novembre 1963), è interessante notare come McAdams e i colpevolisti nostrani cerchino capziosamente di insinuare che fin dalla prim'ora vi sarebbe stato un "complotto dei complottisti" e che Craig ne avrebbe fatto parte. Ossia, mentre da un lato escludono sdegnosamente ogni ipotesi di complotto ad opera del governo, della CIA, dell'FBI e di una parte della polizia di Dallas, dall'altro sembrano ammettere implicitamente che vi fu sì un complotto, ma ad opera di alcuni testimoni che volevano dimostrare a tutti i costi una cospirazione che non c'era. E a riprova della scarsa credibilità di Craig, i colpevolisti adducono proprio il fatto che Craig si sarebbe impegnato dopo la sua testimonianza alla CW a fare personalmente delle indagini sul caso arrivando anche a scrivere un libro. Come dire: non era credibile perché credeva al complotto, quindi era "ideologicamente" inattendibile. Insomma, la tesi del complotto si ammette, ma solo quando fa comodo. Sergio replica a un mio post _____________________________ http://www.jfkennedy.altervista.org/viewtopic.php?id=1&t_id=15 Caro Giuseppe, Sono anch'io fermamente convinto che alla base delle teorie colpevoliste dei vari McAdams, Posner e Verdegiglio vi siano fondamentalmente motivazioni politiche e ideologiche. Ciò che più stupisce nel leggere le loro argomentazioni non è, evidentemente, il fatto che in esse si sostenga l'inesistenza di un complotto o che Oswald abbia agito da solo, tesi questa sicuramente rispettabile, ancorché inficiata da migliaia di incongruenze e, almeno per chi ha studiato a fondo la materia, apertamente in conflitto con i fatti e con la stessa logica. Stupisce, piuttosto, il tentativo di accreditare in toto e senza eccezioni la verità ufficiale, escludendo a priori non solo ogni teoria di complotto, ma anche qualsiasi ipotesi alternativa che metta in discussione, anche solo parzialmente, l'insindacabile verità della Commissione Warren e dei suoi epigoni. Se, ad esempio, i colpevolisti ammettessero almeno la possibilità di un coinvolgimento, diretto o indiretto, di altre persone oltre a Oswald, a qualsiasi livello, sulla Dealey Plaza o al di fuori della crime scene, prima o dopo il tragico evento, pur confermando nella sostanza la teoria del lone gunman, riusciremmo forse a prenderli un po' più sul serio. Ci accontenteremmo, ad esempio, che ammettessero almeno la sussistenza di punti oscuri nella ricostruzione ufficiale o circostanze non completamente chiarite nella morte delle decine di testimoni legati al caso. Sarebbe sufficiente a renderli più credibili. Se, insomma, ogni tanto fossero assaliti almeno da un'umana parvenza di dubbio, non ci sarebbe da dubitare della loro onestà intellettuale. Macché, niente di tutto questo. Nessun dubbio, nessuna ombra, tutto chiaro come il sole. La verità è una sola e non sono ammesse teorie alternative, di nessun genere. Illuminante, a tal proposito, la stizzita collera con cui Verdegiglio è solito rispondere sul suo sito ai lettori che manifestano anche il minimo disaccordo con la sua tesi. È assolutamente convinto di aver detto l'ultima e inappellabile parola sul caso e non ammette obiezioni, pena il discredito immediato del malcapitato interlocutore, puntualmente oggetto di sarcasmo e tacciato di visionario. Un'analoga "modestia" è evidente fin dal titolo nell'opera di Posner: "Case closed", ossia caso chiuso, come dire, leggete me e poi dimenticatevi per sempre di Kennedy perché non c'è altro da dire, né da scoprire, anzi, preferibilmente d'ora in poi tacete. Sorvoliamo sul costante e irritante tentativo di screditare arbitrariamente i sostenitori delle tesi contrarie o i testimoni che raccontano verità scomode (Roger Craig si è sbagliato, Ed Hofmann non era sulla Dealey Plaza o non poteva vedere, Dorothy Kilgallen non aveva niente da raccontare, quindi non aveva motivi per essere eliminata), tipico soprattutto di Verdegiglio e McAdams. Quando sul sito johnkennedy.it leggo titoli del tipo "Il caso Kennedy: un mistero senza ombre", non so sinceramente se ridere o piangere. Un mistero senza ombre? Quale che sia l'idea che uno si è fatto sul caso Kennedy nel corso di questi 45 anni di ricerche e di sterminata letteratura, credo che difficilmente potrà affermare che esso non presenta quanto meno alcune ombre. Almeno un'ombra di dubbio è il minimo che ci si dovrebbe attendere da un ricercatore serio che volesse sostenere in buona fede la tesi colpevolista, senza preconcetti iniziali e senza secondi fini. Più ancora dell'enorme mole di prove e indizi contrari, è proprio questo atteggiamento intransigente e censorio verso ogni ipotesi alternativa, questo approccio totalitario alla verità storica, che non si fa scrupolo di occultare elementi chiave per tenere in piedi il castello accusatorio e che, a tratti, sembra addirittura voler sfidare l'intelligenza e il buon senso del lettore, a rendere inverosimili le loro tesi. Un saluto a tutti i frequentatori del sito |
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