Indice Successivo Precedente Altri articoli Forum
 
 
jfk home
L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy
 
 
I portavoce della teoria ufficiale
 

Massimo Polidoro

e i "Grandi gialli della storia"

Massimo Polidoro
 

Un’altro rappresentante dei portavoce della Commissione Warren, di cui riteniamo utile fornire qualche notizia, è il segretario nazionale del CICAP, Massimo Polidoro.

Di Polidoro è stato pubblicato, qualche anno fa, un libro dal  titolo “Grandi gialli della storia”, in cui l’autore dedica un capitolo, di circa 100 pagine, al mistero dell’assassinio di John Kennedy.

Il volume viene presentato come “indagine storica e scientifica”, e Polidoro chiude lo spazio dedicato alla morte del Presidente, scrivendo:

“Se lo storico non può essere neutrale, può almeno cercare di essere oggettivo. E questo è quanto speriamo di avere fatto qui, presentando i fatti così come risultano dagli elementi documentali di prima mano…..”.

Dopo questo fuorviante finale, coloro che hanno letto il libro senza avere un minimo di conoscenze, o solo superficialmente informati dei fatti avvenuti a Dallas, possono anche aver creduto che le conclusioni di Polidoro siano il frutto di una grande preparazione sull’argomento, e di un’attenta consultazione dei documenti ufficiali sull’assassinio di JFK.

Una tale valutazione, ingannevolmente indotta dall'autoconferimento del titolo di storico e dal preteso esame degli elementi documentali, non potrebbe, evidentemente, essere più distante dalla realtà.

Il libro di Polidoro rappresenta un’offesa per tutti coloro i quali, complottisti e non, hanno dedicato parte della loro esistenza al tentativo di fare luce sull’enigma della morte di Kennedy, analizzando e studiando seriamente tutta la documentazione disponibile al pubblico. Polidoro avrebbe certamente reso un maggior servizio alla collettività, se avesse impiegato in modo diverso il tempo speso a “risolvere” il caso JFK.

Credere di poter spiegare la complessità di quello storico evento in sole 100 pagine, illudendosi di aver risolto l’arcano, è di una presunzione più unica che rara, specialmente se l’autore, diversamente dai proclami, dimostra sull’argomento una impreparazione da far rabbrividire anche l'ultimo dei neofiti.

Un esempio?

Sebbene l’errore non sia di per sé importante, affermare che Oswald fu ucciso “tre” giorni dopo Kennedy, è una banalità troppo grave per uno che si presenta come storico e che ritiene di aver condotto un’indagine scientifica. Comunque, se le inesattezze si limitassero a quella appena citata sarebbe anche stato scusabile e comprensibile, ma Polidoro non si limita, e continua a fornire dettagli che spesso sono talmente inventati da lasciare interdetti.

 

Eccovi ulteriori esempi dell’indagine “storico-scientifica”:

 

Pag. 174 - “Baker corre su per le scale seguito dal direttore del deposito dei  libri……..Al secondo piano aveva notato un uomo muoversi rapidamente”.

Correzione - Baker corre DIETRO il direttore del deposito Roy Truly, e quest’ultimo non vede nessun uomo muoversi rapidamente e nessuna porta chiudersi, nonostante sia arrivato al secondo piano prima del poliziotto. Ma, a parte gli imperdonabili errori di base, questo episodio, ai fini di una corretta informazione, meriterebbe da solo le 100 pagine dell'intero capitolo, e non liquidato velocemente come ha fatto l’analisi “storica e scientifica” di Polidoro.

 

Pag. 175 - “….….poco distante (dai bossoli) si trova un lungo pacco di cartone……

Correzione - Anche questo potrebbe sembrare un dettaglio insignificante, ma trasformare un sacco di carta in un pacco di cartone è un po’ come dire che il Presidente Kennedy fu ucciso con due colpi di pistola. Ma, al di là dell’importanza che potrebbe avere la notevole differenza che passa tra la carta e il cartone, l’errore di Polidoro conferma l’evidente impreparazione sul caso.

 

Pag. 175 - Si decide di radunare tutti i dipendenti al primo piano. L’unico assente è Oswald. Viene diramato, via radio, l’identikit di Oswald e si ordina a tutti gli agenti di cercarlo.

Correzione - Oswald non era l’unico assente, non vi fu un vero e proprio appello, e fino a dopo la morte di Tippit la polizia non sapeva ancora chi fosse Oswald. Polidoro nel "consultare gli elementi documentali" ha dimenticato di leggersi la testimonianza di Roy Truly. Copiare costa poca fatica, ma si rischiano le stesse brutte figure dei copiati, caro Massimo.

 

Pag. 210 - “L’autopsia permise di identificare, sulla schiena, il foro di entrata di un proiettile poi uscito dal petto, e sulla nuca, il foro dell’altro”.

Correzione - Sbagliare in modo così grossolano sulla collocazione delle ferite di JFK e aver presentato il capitolo come espressione degli elementi documentali, equivale a dire di aver assistito alla finale dei mondiali di calcio ’82 e affermare che la Germania vinse 2 a 0.

Infatti, secondo la tesi ufficiale, il proiettile entrato nella schiena uscì dalla gola e non dal petto. E l’altro, secondo “le più recenti conclusioni ufficiali”, sarebbe entrato dalla sommità della parte posteriore della testa, e non dalla nuca.

 

Pag. 189 - “Il primo colpo è stato sparato tra i fotogrammi Z161 e Z166. Passano almeno 3.5 secondi e, ai fotogrammi Z223-Z224, arriva il secondo colpo”.

Correzione - Siccome Polidoro si ispira al quartetto Posner-Verdegiglio-jk.it-McAdams, soggetti per riconoscenza citati nel capitolo, le sue performance matematiche, riguardo alla collocazione temporale degli spari, non potevano che essere significativamente disastrose. Dato che si parla di “almeno 3.5 secondi” di tempo trascorso tra il primo e il secondo sparo, faccio notare a Polidoro che il suo intervallo corrisponde a oltre 64 fotogrammi ("almeno", dice lui) del film di Zapruder. Sottraendo 64 a Z223-Z224 otteniamo Z159-Z160 come momento del primo sparo, e non Z161-Z166.

L’indagine di Polidoro, che mi appare sempre meno storica, adesso mi appare anche molto poco scientifica.

 

Pag. 245 -  “Oswald non aveva avuto tanto tempo per preparare la sua azione. Dopo il tiro a segno fatto in segreto, gli erano rimasti solo quattro proiettili, e non avendo fatto in tempo a comprarne di nuovi, si porta al deposito solo quelli”.

Correzione - Ma Polidoro si rende conto di quanto siano inverosimili le sue affermazioni?

Tanto per cominciare, il tiro a segno fatto in segreto è una fantasticheria dell'autore, evidentemente non reperibile nella documentazione ufficiale. Forse Polidoro l’ha scoperto durante una seduta spiritica.

Ma l’affermazione secondo cui Oswald si era prodigato nel tiro a segno rischiando di restare senza munizioni, e che non aveva fatto in tempo a comprarne altre, e di una tale comicità che il lettore potrebbe anche sentirsi  preso per i fondelli.

 

Pag. 222 -  “Nei Marines Oswald viene addestrato a usare il fucile e, dopo tre settimane di allenamento, si qualifica come il secondo tiratore più abile del corpo militare”.

Correzione - Credo che in questo caso Polidoro abbia veramente toccato il fondo. La documentazione ufficiale ci informa di 2 prove di tiro effettuate da Oswald durante il servizio militare nei Marines. Eccone i risultati dalle parole di Harold Weisberg:

“Durante il servizio presso il corpo dei Fucilieri di Marina, Oswald fu esaminato due volte al tiro al bersaglio. La prima volta usciva da un prolungato periodo di addestramento, sotto la direzione di istruttori di eccezionale bravura, dotato di un’arma eccellente della quale conosceva ogni segreto e di munizioni di qualità assolutamente superiore. Dopo aver sparato almeno 250 colpi, era riuscito a malapena a realizzare la qualifica che tanto erroneamente si suole chiamare “tiratore preciso”. Si tratta in realtà di una delle tre qualifiche in uso presso le forze armate a designare l’abilità nel tiro con arma da fuoco: quella di “tiratore preciso” è soltanto la designazione intermedia, essendo la massima quella di “fuciliere esperto”. E quella volta Oswald riuscì a piazzarsi a metà della graduatoria, ma ben lontano dai primi posti. In una prova successiva, in epoca di addestramento meno intenso, i risultati furono decisamente meschini; a malapena si piazzò in fondo al livello minimo mai raggiunto da nessun commilitone, sistemando un unico proiettile al di sopra del limite minimo assoluto del bersaglio. Il colonnello A.G. Folsom Jr. dichiarò che la qualifica di “tiratore preciso” stava a indicare un capacità “discreta”, e che la storia di Oswald con le armi da fuoco tendeva ad indicare che il miglior piazzamento ottenuto era stato probabilmente il risultato di un colpo di fortuna. E così Oswald all’apice della sua carriera militare non era altro che un tiratore discreto, mentre al termine della ferma era un tiratore mediocre”.

Secondo Polidoro, invece, Oswald era addirittura il secondo miglior tiratore del corpo militare. E speriamo che così dicendo l’autore non intenda riferirsi a tutti i Marines degli Stati Uniti, ma solo a quelli della base in cui Oswald prestava servizio.

Comunque, qui non siamo di fronte a una diversa interpretazione dei fatti e dei documenti, che entro certi limiti sarebbe legittima, ma assistiamo ad un vero e proprio stravolgimento della realtà. Mi auguro, per quelle persone che hanno letto tutto il libro di Polidoro, che la pretesa “soluzione” dei misteri trattati negli altri capitoli non sia stata veicolo di assurdità simili a quelle che hanno caratterizzato la spazio dedicato alla morte di John Kennedy.

 

Desidero chiudere questa pagina con un invito e una riflessione.

 

Il sito johnkennedy.it, così scrive del libro di Polidoro:

“…..Il capitolo riguardante l'assassinio di JFK è stato curato nei minimi particolari e, finalmente, un ricercatore e divulgatore che gode di notevole seguito in Tv e sui giornali ha avuto il coraggio di denunciare la disonestà delle teorie complottiste. La vicenda di Dallas è stata analizzata con imparzialità e competenza…..”

Questa presentazione surreale dimostra che non esistono limiti alla "disinformazione". Ritengo che la sola cosa meritevole di denuncia sia “la disonestà intellettuale” del moderatore di jk.it, il quale, enfatizzandone inesistenti meriti, ha dato spazio a un libro che rappresenta, come meglio non  potrebbe, un insulto alla verità storica e alla memoria del Presidente assassinato.

L’invito per il responsabile di jk.it, dunque, è quello di provare a riflettere, almeno un pò, sull'infelice scelta di aver pubblicizzato il racconto di così tante stupidaggini e falsità. Per quanto riguarda il "ricercatore e divulgatore che gode di notevole seguito in Tv e sui giornali" mi auguro che il libro qui analizzato rappresenti solo un'eccezione, e non la regola, nel modo di lavorare di Massimo Polidoro.

 

Anche la riflessione, naturalmente, nasce dalla lettura del libro di Polidoro, e di quelli a cui quest’ultimo si è ispirato. Non so in che percentuale, ma mi viene da pensare che buona parte dei volumi esposti negli scaffali delle librerie, oltre a rispondere principalmente a logiche di mercato, basano le aspettative di successo non tanto sulla professionalità e la preparazione di chi li ha scritti, ma più che altro sull’ignoranza di chi li legge. Questa considerazione, che può essere estesa a tutta la carta stampata, mi fa sentire un po’ meno in colpa per il fatto di non essere un gran lettore di libri e giornali, e comunque mi consentirà di essere molto più selettivo quando si tratterà di spendere qualche soldo in prodotti editoriali.

 

Giuseppe Sabatino

 

home
Indice Successivo Precedente Altri articoli Forum