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L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy
 
 
I prodigi della teoria ufficiale
 
Magic bullets

Dei presunti soli 3 proiettili esplosi durante l’attentato a John Kennedy, quello piú famoso è senza dubbio il protagonista della teoria ufficialmente denominata del “proiettile singolo” (single bullet), che i sostenitori della cospirazione in seguito definiranno teoria della “pallottola magica” (magic bullet).

Poiché a quel proiettile furono addebitate tutte le sette ferite non mortali subite da Kennedy e Connally, è comprensibile che su di esso si sia focalizzato gran parte dell’interesse di coloro che si sono avvicinati al caso.

In realtà, però, se prendiamo in considerazione le ultime teorie prodotte dai sostenitori dell’assassino solitario, ci accorgiamo che i 3 colpi presumibilmente sparati da Lee Oswald ebbero tutti un destino a dir poco miracoloso, sia dal punto di vista balistico che sotto l’aspetto degli effetti prodotti sulle vittime.

Esaminiamo adesso quello che sembra essere stato il primo colpo esploso, ma andato a vuoto.

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Questo artigianale, ma efficace, collage di immagini rappresenta pressoché esattamente quella che era la visuale del presunto cecchino del Book Depository, poco prima che la limousine presidenziale fosse parzialmente coperta dal fogliame della quercia sottostante.

Si tratta di foto scattate, dalla finestra del sesto piano, nel corso di una ricostruzione della sparatoria.

L’auto presidenziale occupa in questo momento la posizione corrispondente a quella dei fotogrammi 155-160 del film di Zapruder.

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Stando alle conclusioni dell’HSCA, il primo colpo era già stato esploso in questo momento, per cui sarebbe già difficile accettare che l’assassino, così incredibilmente bravo con i due colpi successivi, avesse mancato il bersaglio in modo tanto clamoroso, mentre esso si trovava a soli 35-40 metri di distanza. Il Committe ignorò tranquillamente queste scomode implicazioni, limitandosi a sostenere che quel primo sparo era andato a vuoto. Coloro che, appoggiando comunque la tesi ufficiale, tentano però di dare una spiegazione della traiettoria di quel proiettile, sono costretti a posticiparne di poco lo sparo, in modo da poter sostenere la deviazione di uno dei rami della quercia, e quindi giustificare l’errore grossolano del tiratore. Questa deviazione avrebbe poi condotto la pallottola dalle parti di Tague, provocandogli la ferita di striscio alla guancia. Come si vede nell’immagine iniziale, Tague si trovava all’imbocco del sottopassaggio, a circa 150 metri dalla fonte dello sparo e dal punto della presunta deviazione.

Ma ci sono enormi problemi, sia logici che balistici, a contrastare questa “avventurosa”  ipotesi.

 

E sono i  seguenti:

 

  1. Come si vede dalle immagini, la limousine aveva appena terminato la svolta su Elm Street, e quindi la sua velocità era molto ridotta. Il tiratore avrebbe avuto tutto il tempo e lo spazio per sparare prima che il bersaglio arrivasse ad essere coperto dal fogliame.
  2. Anche ammettendo uno sparo così inaccettabilmente ritardato, dovremmo credere che un esile ramo periferico possa aver causato due distinte e clamorose deviazioni; una sul piano verticale, modificando una traiettoria con inclinazione di 45° in modo che fosse poi quasi parallela alla strada, e, contemporaneamente, un’altra deviazione di circa 30-35° sul piano orizzontale, visto che Tague si trovava molto più a destra del bersaglio mirato. Considerando anche la velocità del proiettile, precisamente 650 metri al secondo, tutto ciò è semplicemente ridicolo, esattamente come quel Gerald Posner che fu “l’inventore” di questa bislacca ipotesi.
  3. Poiché nel foro del marciapiede, colpito dal proiettile che arrivò dalle parti di James Tague, non furono trovate tracce del rame che incamiciava le presunte pallottole sparate da Oswald, dovremmo ritenere che l’impatto con il fogliame fu così violento da scamiciare il proiettile. Allora, come avrebbe potuto, quel proiettile, conservare l’energia necessaria per giungere fino a Tague?

Insomma, una deviazione che può esistere solo nella fantasia di chi poi, relativamente al secondo sparo, sosterrà la single bullet theory, che qui non esaminiamo avendolo già fatto in una apposita pagina del sito.

Andiamo dunque a vedere quello che, secondo il Rapporto Warren, fu il terzo ed ultimo sparo.
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“Un’immagine vale piú di mille parole”, direbbe Jim Garrison.

La testa di JFK è spinta violentemente indietro e a sinistra, compatibilmente con uno sparo proveniente dal davanti e da destra. Quindi dal poggio erboso.

Ma poiché anche quest’ultimo sparo “doveva” provenire da dietro, le inchieste ufficiali ci dicono che quel movimento fu provocato da uno spasmo neuro-muscolare indotto dalla grave ferita alla testa. Insomma, un proiettile che viaggiando a 650 m/s provoca  un violento scatto nella direzione opposta alla sua traiettoria!!!!

Come abbiamo visto, 3 colpi, 3 assurdità. E’ così che ufficialmente si è cercato di archiviare  il mistero della morte di John Kennedy.

Il presunto fucile dell’assassinio fu ritrovato con un proiettile inesploso nel caricatore. Per fortuna che Oswald “decise” di non utilizzare anche quell'ultima pallottola, altrimenti chissà  quali altri prodigi avrebbero dovuto concepire i fantasiosi cultori del pazzo solitario.

Giuseppe Sabatino
 
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